Aperitivo dell'giovedì!!!Buon fin di settimana!!!

Feste tradizionali

Feste tradizionali

Le feste di paese sono momenti di aggregazione sociale della comunità, legata dalle stesse radici, dalla relazione con lo stesso territorio,  dalle stesse tradizioni. Attraverso esse le tradizioni rimangono vive, la gente è in festa.
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Le campane suonano a festa, la banda sfila tra le vie, tutta la gente festosa accorre nelle piazze. C’è un’aria diversa il giorno della festa! La festa del Santo patrono, la processione al santuario in alta montagna, la celebrazione della vendemmia o della mietitura erano un tempo le rare occasioni di festa in una vita dedicata esclusivamente al lavoro. Tra le feste patronali, che ogni parrocchia e molte cappelle frazionali festeggiano nella ricorrenza specifica, occorre
segnalare quella di San Grato, patrono di Aosta e dell'intera diocesi, celebrata ad Aosta il 7 settembre. Il momento più solenne della festa è la processione che porta per le vie del centro le reliquie del Santo, custodite nella preziosa cassa reliquiaria realizzata nel Medioevo; carattere più spontaneo hanno poi le iniziative di festeggiare con dei fuochi notturni certe date particolari: quella più sottolineata è il 29 giugno, ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, quando dei volenterosi si
spingono sulle principali cime valdostane per accendervi il fuoco rituale e per passare poi, ovviamente, la notte sulla vetta. Un certo rilievo ha anche il 24 giugno, festa di San Giovanni, specialmente nella zona di Gressoney-Saint-Jean, dove i fuochi sono accompagnati da brindisi e "spisie", tipici spuntini.




Le feste delle Guide Alpine

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La festa delle Guide Alpine cade in piena estate, esattamente il 15 Agosto, giorno in cui molte Società di Guide Alpine Valdostane organizzano, in varie località, sfilate in divisa e spettacolari esibizioni di abilità nell'arrampicata e nelle manovre in parete rocciosa.

Veillà di Etroubles

Passato e presente sulla via Francigena. Una veillà che evoca momenti d’antan.
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Etroubles si trova sulla via Francigena , il celebre percorso di pellegrinaggio che collegava le isole britanniche a Roma,attraverso l’Europa e il valico del Mont Joux (attuale Gran San Bernardo). Il borgo medioevale di Etroubles, ubicato nella parte media della vallata, ha svolto, sin dall'antichità, la funzione di piccola capitale locale, centro di guardia e servizi. La Pro Loco di Etroubles, dal 1984, propone, nel mese di agosto, la “Veillà”, una rappresentazione molto suggestiva. Per una sera, i suoi abitanti
rievocano i costumi del passato: lungo la strada principale del paese e nelle stradine laterali,vengono riproposti dal vivo ivecchi mestieri legati all'agricoltura (la lavorazione della fontina, la battitura del grano, l'allevamento delle pecore e lalavorazione della lana), all'artigianato (la battitura del ferro, i segantini, le sarte e la confezione di "landzette", costumi di carnevale della Coumba Freide – altro nome della valle - rievocanti il passaggio delle truppe napoleoniche), alla vita sociale (le lavandaie e il bucato alla fontana,
i giocatori alla morra, i contrabbandieri, gli spazzacamini, la maestra e gli scolari). Non mancano poi vari punti ristoro, con diverse specialità: grigliate miste con verdure, minestrone, panna con lamponi e bugie, la seuppa freida (pane nero,raffermo, imbevuto nel vino), caffèe vini valdostani. E poi ancora:tanta musica tradizionale dal vivo e la sfilata delle maschere.



Veillà di Cogne

Nel borgo di Lillaz , ai piedi del Gran Paradiso, la veillà estiva
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La "veillà", la veglia, era, fino a pochi decenni fa, il modo per stare insieme, nelle piccole comunità valdostane, durante le sere d'inverno. Radunati nella stalla di una famiglia del villaggio, i membri della comunità si dedicavano a piccoli lavori di manutenzione degli attrezzi agricoli, mentre si scambiavano le ultime notizie e si ascoltavano gli anziani narrare antiche storie e leggende del paese. Oggi, a Cogne, durante la veillà, i mestieri che si esercitavano nelle lunghe veglie invernali sono rievocati nelle stradine del vecchio
borgo di Lillaz. Si tratta di rappresentazioni di scene all'aperto di vita "cogneintse" comprendenti: artigianato (sculture e utensili in legno, pizzi al tombolo di abilissime merlettaiee ferro battuto), filatura della lana, battitura del grano, lavorazione del latte, nonché esposizione di attrezzi agricoli. E’ anche possibile degustare (a pagamento) prodotti gastronomici tipici, tra cui crema di Cogne, meculin e fiocca (una specie di panettone con panna montata), “polenta grassa” (polenta farcita con
fontina e burro), mocetta (simile alla bresaola) e pane nero.  Vi sono anche spettacoli folkloristici e corali.








Veillà di Arnad

Migliaia di presenze nel borgo in un suggestivo momento di aggregazione
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Le veillà, veglie, indicano le lunghe serate invernali che si trascorrevano nella stalla, a chiacchierare, giocare a carte, intagliare piccoli pezzi di legno e svolgere i lavori di manutenzione degli attrezzi agricoli, mentre le donne filavano o facevano la maglia. Oggi, sono per lo piùmanifestazioni che mettono in mostra la vita del passato, evocando mestieri antichi eattività proprie del mondo contadino, a scopo principalmenteturistico. Anche la veillà di Arnad, borgo nella bassa Valle d’Aosta, non si discosta da questa descrizione, salvo per
un fatto: qui la festa, alla quale sono benvenuti i turisti, viene “pensata” per la popolazione. Così, lungo un percorso che coinvolge la frazione Ville, abitata fin dall’anno 1000, tutti gli abitanti si fanno parte attiva per far rivivere il passato; si osservano: lastalla, la cantina, lo spiazzo per la preparazione del carbone di legnadestinato alla forgia del fabbro, il castello di tronchi, con sega verticale azionata da 2 uomini, labattitura del grano, la pelatura delle castagne secche e la pettinatura delle fibre di canapa, che dopo essere
state filate, venivano portate a Champorcher, per la tessitura. Il percorso ha un ingresso a pagamento; all’interno, è possibile gustare prodotti tipici (lardo di Arnad, seupé, mahishtra de grì, bignet di mele e fiocca macchiata con caffè macinato). E’ un centro abitato che, per una sera, torna ad animarsi, fervente di attività, come nel passato. La veillà ha cadenza biennale.





Altre veillà

Magiche atmosfere notturne trasportano i valdostani indietro nel tempo
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La notte tra il 30 e il 31 gennaio, in occasione della tradizionale Fiera di Sant’Orso, ad Aosta, è tempo di"Veillà", termine franco-provenzale, oggi indicante un suggestivo convivio notturno. È l'invito alla festa e all'incontro, lungo le vie del centro storico, quelle dei poeti valdostanicelebrati nelle raccolte letterarie. Nonostante le basse temperature, tipiche dei "giorni della merla", le strade sono stracolme: migliaia di persone prendono parte al consueto "giro delle crotte", caratteristiche cantine del centro storico, aperte proprio per l'occasione, dove per
riscaldarsi, basta … un bicchiere divin brulé . Il ritrovo nella "crotta" fa parte, da sempre, della tradizione valdostana e si lega ai prodottienogastronomici, al vino, ai formaggi, ai salumi ma, soprattutto, alla voglia di stare insieme. I nostri vecchi passavanomolto tempo accanto al focolare o nella stalla, avevano meno distrazioni e si conoscevano intimamente. Passeggiando per le vie, s’incontravano: il ciabattino intento a costruire i "sabot", ipaesani che battevano il grano, ipastori che tosavano le pecore,donne intente a filare la
lana e gruppi di persone che cantavano o raccontavano storie;spesso si vedevano spazzacamini, indaffarati, sui  tetti in lose. La Veillà di Valtournenche si svolge, invece, per le viuzze del villaggio di Cretaz; molti sono gli antichi mestieri riproposti davolontari. Hanno luogo veillà anche a La Magdeleine, Saint-Nicolas (Fossaz e Vens), Morgex eChalland-Saint-Victor.





La Festa della Valle d’Aosta




































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festival artisti di strada








le veilla a Cogne













giochi tradizionali:Rebatta

Rebatta

Sport tradizionale praticato da primavera ad autunno sul pianeggiante fondo valle
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Nel gioco della rebatta si contrappongono due squadre di 5 giocatori, ognuno dei quali dispone di 20 “ battute” ( batua tsachà ) .La vittoria è determinata dalla somma dei punteggi ottenuti (1 punto ogni 15 metri) nei lanci individuali della rebatta , pallina dilegno (generalmente in radice di bosso - 28 mm di diametro e peso di 25/40 g), coperta di chiodini in ottone o ferro e tinta di bianco per renderla visibile nell’erba. La rebatta viene colpita con una mazza chiamata masetta omaciocca , composta da due parti unite tra di loro: quella
finale ( maciocca ) è un prisma di legno duro e pressato che si innesta su un bastone di legno (bâton ). L’attrezzo completo è lungo tra i 100 e i 145 centimetri e ha un peso variabile da 400 a 700 g. Per la maciocca si usa generalmente legno di noce, mentre lo bâton è in legno di frassino. Completa il set la fioletta(detta anche pipa levoù crouì ),è un attrezzo a forma di pipa in legno, con alla base una piastrina di metallo ( desot ) che serve da leva per sollevare a mezz’aria la rebatta, affinché il giocatore la colpisca al volo. Il campo di gioco
è un prato sul quale sono tracciate, a spina di pesce, delle linee distanti 15 metri l’una dall’altra. Il giocatore, dalla zona di battuta ( plase ), adagia larebatta nell’incavo della fioletta , ne percuote il beccuccio con lamasetta , facendo schizzare in aria la pallina, che viene colpita al volo per lanciarla il più lontano possibile e conseguire il maggior punteggio.




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giochi tradizionali:Tsan

Tsan

Pallina, bastone e palette di legno: ecco i materiali per il “Baseball alla valdostana”
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Il gioco è diviso in due fasi distinte: nella prima, analogamente al baseball, c'è ilgiocatore di una squadra al lancio (tsachà), e l'altra squadra schierata in difesa. Il lanciatorecolpisce lo tsan (pallina di legno),posto in equilibrio sulla pertze(lunga pertica), e cerca di farlo cadere all'interno del terreno di gioco; se vi riesce ottiene unaboun-a. La squadra in difesa deveinvece intercettare lo tsan con il palet prima che tocchi terra; l'intercettazione è segnalata dal secco rumore della pallina sulla paletta di legno, talora lanciata
al volo; se ciò accade, o se lo tsan finisce fuori dal campo per 3 volte,il lanciatore viene eliminato e sostituito. Quando tutti i giocatori di una squadra si sono succeduti alla tsachà, si passa alla 2^ fase: ogni lanciatore ha diritto ad una nuova serie di lanci (paletà) in numero pari alle boun-e realizzatein 1° fase. Questa volta lo tsan viene alzato in aria (servìa) da un giocatore avversario. Il lanciatore, ora battitore, usa una specie di racchetta (piota) per controllare la servìa, facendo rimbalzare lo tsan una o due volte,
per poi scagliarlo il più lontano possibile. La distanza raggiunta si trasforma in punteggio, in ragione di un punto al metro. Quando tutti i lanciatori hanno effettuato le paletà a cui avevano diritto, le squadre si scambiano i ruoli. Una partita prevede che entrambe le squadre si cimentino due volte perfase e vinca la squadra che totalizza più metri con le paletà.






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Mucche e Reines

Mucche e Reines

Mucche e “Regine” valdostane, esemplari davvero speciali
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Le razze bovine valdostane si distinguono per la loro particolare rusticità e per la duplice vocazione produttiva: carne e latte. Sono bovini particolarmente agili sul terreno montano, adatti ai climi difficili, resistenti alle malattie, longevi e prolifici. LaFontina , noto formaggio DOP, viene prodotta esclusivamente con latte di mucche di razza valdostana, nutrite con foraggi ed erbe locali. La razza Valdostana Pezzata Rossa, introdotta in Valle d'Aosta dai Burgundi verso la fine del V secolo, vanta una produzione di latte apprezzabile,se rapportata alla
taglia dei suoi esemplari e alledifficili condizioni ambientali d'allevamento. Le altre due razze, la Valdostana Pezzata Nera e la Castana, si caratterizzano per untemperamento vivo e bellicoso, che le vede affrontarsi in combattimenti primaverili, al fine di stabilire la gerarchia all'interno della mandria. Quest’attitudine naturale delle bovine, insieme alla passione degli allevatori, ha dato origine alle " Batailles de Reines " (Battaglie delle Regine), manifestazioni incruente diffuse in tutta la regione. Dalla primavera all’autunno vengono organizzate diverse
eliminatorie, per categorie di peso, cui assistono, oltre ai proprietaridegli animali, anche numerosi appassionati e turisti, che approfittano di una giornata all'aria aperta per godere di uno spettacolo inusuale. Le “Reines” vincitrici delle selezioni si ritrovano ad ottobre per la finale, che si svolge, con grande partecipazione di pubblico, all'arena della "Croix Noire" diAosta.




Web

Leggenda del Monte Bianco

Il Monte Bianco




Attorno al Monte Bianco s‘intreccia un vero groviglio di leggende. La tradizione vuole che il ghiacciaio, tutto o in parte, sia prigione eterna di spiriti maligni. Gli esorcismi del curato di Cogne vi confinarono i “manteillon“, costringendoli ad intrecciarvi funi con la sabbia; la potenza di un mago venuto d’ Oriente imprigionò tutti i geni nefasti della Valle d‘Aosta nella gigantesca torre del Dente del Gigante; il candore di un fraticello senza macchia relegò tra i ghiacci i diavoli che infestavano la Val Veny… ed un misterioso viandante vi seppellì gli spiriti malvagi di cui pullulava l‘antico Mont Maudit. Generosamente accolto ed ospitato dagli abitanti del borgo che sorgeva ai piedi del monte, il mendicante promise di intercedere presso il Cielo, perché li liberasse dai geni del male che infestavano la zona. Ed ecco che la neve incominciò a cadere sulla montagna maledetta, ricoprendola in breve di una candida coltre, che per sempre rinserrò gli spiriti immondi. Da allora il massiccio cambiò il suo esecrato nome in quello augurale e sereno di Monte Bianco. 
Tratto da “Il fiore del leggendario valdostano” di Tersilla Gatto Chanu Edizioni Emme/Torino

Miti e leggende in Valle d’Aosta

Miti e leggende in Valle d’Aosta

I protagonisti delle nostre tradizioni fantastiche
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Miti e leggende (dal latino: "degne d'esser lette") sono, com'è noto, narrazioni legate alle tradizioni dei popoli, i cui protagonisti avvicinano creature di dimensioni intangibili - dei, eroi, streghe, fantasmi, demoni o santi. A volte, i racconti parlano delle origini fantastiche della morfologia ambientale o di eventi e personaggi storici trasformati dalla fantasia; sulla verità delle narrazioni ogni giudizio è ovviamente … sospeso, come di fronte ai mondi della magia o della fiaba, ma questo velo di spiritualità alimenta fasi rituali in cui miti e leggende si fanno canovacci per feste popolari , con la significativa funzione di rinsaldare i legami d'appartenenza alle comunità. Esistono diverse raccolte, anche di valore letterario, dei miti e delle leggende valdostane e sarebbe difficile dar conto di tutte le narrazioni, spesso multiformi per sfumature. Alcune avvolgono nella fantasia la nascita e la trasformazione dimontagne , laghi, piante e fiori ; altre narrano di azioni … “diaboliche” – il diavolo compare assai spesso nella tradizione locale.
Un certo numero di storie s'avvicina ai temi della fede e “dialoga” con voci d'altre dimensioni; i santi vengono celebrati per le loro intercessioni con Dio, che generano piccoli miracoli – ricorrono, tra tanti, i nomi di S. Martino, S. Orso,  S. Anselmo e  S. Bernardo (gli ultimi 2 hanno segnato significativamente la cultura del proprio tempo). Molto presenti nella tradizione narrativa sono anche le streghe; le loro storie intrecciano fantasia e realtà, in una regione in cui gli storici del passato hanno lungamente negato la presenza dell'Inquisizione. Solo di recente, si è giunti ad attribuire inchieste sul tema  a membri dell'ordine dei frati minori o al procuratore fiscale (figura ecclesiastica). E' degna di nota la particolarità per cui alle donne inquisite di stregoneria veniva spesso garantito il diritto alla difesa, tramite un esperto giuridico: una forma di garanzia non sempre applicata in contesti paralleli. Ifantasmi, spesso protagonisti della leggenda applicata a letteratura e celluloide (“ghost stories”), compaiono nei racconti e
nelle forme più moderne del passaparola popolare: riviste “dark”, blog e siti web. Ecco qualche citazione (col sorriso della fantasia e il beneficio d'inventario): si raccontano le ”presenze” di un armigero del 1600 nel castello di Saint Marcel , di una donna morta per un reato non commesso, nel 1500, nelcastello di Quart e dello spirito della Contessa Bianca Maria di Challant nel castello di Verrès , da lei abitato tra il 1522 ed il 1525. Bianca Maria aveva appena vent'anni quando, a causa di una falsa accusa, venne processata e condannata alla decapitazione. Si racconta che il suo fantasma appaia, in estate, nei pressi della fontana ottagonale collocata nel cortile del castello.














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Polenta concia

Polenta concia

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Polenta concia, ricetta per 4 persone. Procuratevi: polenta / 8 etti e mezzo di fontina / 2 etti di burro fuso. Preparate una polenta. A parte, tagliate la fontina a fettine. In una terrina, disponete uno strato di polenta e uno di formaggio,
continuando ad alternare formaggio con polenta e terminando con il formaggio. Versate sopra il burro fuso, mentre frigge. Mettete quindi in forno per 10 minuti e … servite la vostra polenta concia! Il vino consigliato per accompagnarla è
  l’Enfer d’Arvier, a 18 C°.

Carbonada

Carbonada

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Per 4 persone, servono: 500g di fesa di manzo sotto sale / 300g di cipolla / 200g di burro / 100g di pancetta di maiale / 50g di farina / mezzo litro di vino bianco secco / noce moscata / cannella / pepe / sale / farina. Mettete a fuoco burro, pancetta e cipolla a fettine. Fate cuocere (e non friggere), togliendo poi cipolla e pancetta. Aggiungete,
nel burro, la carne tagliata a fettine piccolissime; a fuoco vivo, fatela solo divenire bianca (senza friggere) e, nello stesso tempo, condite con sale, pepe, noce moscata, cannella e farina. Aggiungete il vino fino a quando prende bollore e servite subito con la polenta. Il vino consigliato per accompagnarla è il Torrette, a 18 C°.
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tegole valdostane

Tegole valdostane

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Ingredienti : 200g di zucchero / 80g di nocciole / 80g di mandorle bianche / 60g di burro / 60g di farina bianca tipo 00 / 1 bustina di vanillina / 4 albumi d’uovo. Frullate, con un mixer, lo zucchero, le nocciole e le mandorle; aggiungete gli albumi, il burro a temperatura ambiente,
la farina e la vanillina. Quando l’impasto è pronto, stendete su una teglia (sulla quale è stata posta la carta-forno) le tegole, dando loro la tipica forma a disco sottile. Fate cuocere al forno a 180° per 7-10 minuti. Il vino consigliato per accompagnarle è il Nus Malvoisie flétri, a 14 C°.
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Crema di Cogne

Crema di Cogne

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Per 4 persone, procuratevi: ½ litro di panna / 4 tuorli / 100g di zucchero / 25g di cioccolato fondente / 1 bustina di vanillina / 1 bicchierino di rhum. Sbattete insieme i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere una crema omogenea, aggiungete la vanillina. Mettete la panna con il cioccolato tagliato
a pezzetti sul fuoco e fate cuocere molto lentamente (la panna non deve bollire), poi, quando il cioccolato si è sciolto, aggiungete la crema  e, da ultimo, il ½ bicchierino di rhum. Servite in una coppetta con le tegole valdostane. Il vino consigliato per accompagnarla è lo Chambave Muscat, a 10 C°.
Valle dd'Aosta turismo e cultura

Arte e natura in Valle d'Aosta


I castelli della Valle d'Aosta

La Valle d'Aosta è giustamente nota per i suoi castelli medievali - in primo luogo quelli di Fénis, Issogne e Verrès - splendidamente conservati e considerati tra gli edifici più rappresentativi dei secoli XIV-XV. Torri e castelli sono disseminati su tutto il territorio della regione, costituendo un elemento caratterizzante del paesaggio valdostano.
Interessante e inedita è la visita al grandioso Forte di Bard, divenuto unimportante polo museale. Questa possente opera di sbarramento è un perfetto esempio di architettura militare sabauda e una delle più imponenti fortificazioni ottocentesche delle Alpi.



Castello di Fénis, cortile interno con gli affreschi jaquerianiIn Val d'Aosta esistono numerosi manieri, sparsi in tutto il territorio regionale, che offrono una panoramica completa dell'architettura civile e militare medievale. Dalle massicce torri risalenti all'inizio del secondo millennio, ai primitivi castelli del XII-XIII secolo, alle complesse fortificazioni tre-quattrocentesche, fino alle raffinate residenze cortesi di inizio Cinquecento, la Valle d'Aosta consente di effettuare un viaggio attraverso i lunghi secoli dell'età di mezzo, ripercorrendo l'evoluzione delle tecniche militari e riconoscendo i mutamenti economici, storici e culturali.

Attualmente sono visitabili internamente i castelli di Fénis, Issogne, Verrès, Ussel (Chatillon), Sarriod de la Tour (Saint-Pierre), Sarre e il Castel Savoia di Gressoney.

Il trecentesco castello di Ussel. Sullo sfondo le cime della Valle d'Aosta con le prime nevi autunnaliE' possibile prenotare una visita guidata ai castelli valdostani con le guide turistiche della Valle d'Aosta che ve ne sveleranno la storia, gli aspetti artistici e i segreti e sapranno incuriosire e interessare tutti i tipi di pubblico. Solo le guide autorizzate della Valle d'Aosta possono riservare i turni di visita per i gruppi

Il castello di FénisLe complesse architetture del castello di Fénis, Valle d'Aostagiustamente il più  noto fra i manieri valdostani, è uno dei massimi esempi dell'architettura militare e civile dei secoli XIV e XV. La struttura, estremamente complessa, è il risultato di successivi interventi, eseguiti principalmente dal XIII al XV secolo, ad opera della più importante famiglia nobile della regione: gli Challant. L'esterno del castello, dall'aspetto austero e quasi repulsivo, è un'autentica summa delle tecniche difensive dell'epoca: una doppia cortina di mura merlate, torri prismatiche e cilindriche munite di caditoie e feritoie. L'interno, invece, terminato all'inizio del '400, ha un aspetto raffinato, quasi una residenza cortese, segno dell'agiatezza e della cultura dei suoi inquilini. In particolare gli affreschi del cortile e della cappella privata, realizzati dalla bottega di Giacomo Jaquerio, sono di altissimo valore artistico. Tutto il complesso è disseminato di simboli: alcuni autori hanno osservato come persino il percorso di accesso alla dimora si possa leggere come un autentico viaggio iniziatico.

Il magnifico viret - scala a chiocciola in pietra - del castello di Issogne, Valle d'Aosta.Issogne, quello che dall'esterno appare come un semplice palazzo, cela al suo interno una splendida dimora cortese, miracolosamente conservata nel suo aspetto cinquecentesco. Il castello, costruito su di un sito abitato sin dall'epoca romana, ha origini antiche: già nel XII secolo è documentata una torre appartenente al vescovo di Aosta.  Divenuta in seguito proprietà della famiglia Challant, si ingrandì a più riprese finché a fine '400, per opera del canonico Giorgio di Challant, personaggio colto e raffinato, i vari corpi di fabbrica furono riuniti a formare un complesso più omogeneo. Vennero realizzati dei loggiati, affrescato il cortile e alcune sale interne, ampliata la cinta muraria per contenere un giardino.

Dettaglio della lunetta del mercato, affresco nel cortile del castello di Issogne, Valle d'Aosta.Gli affreschi sulle lunette del porticato del cortile del castello di Issogne, realizzati a cavallo fra '400 e '500, raffigurano scene di vita quotidiana e rappresentano un'eccezionale testimonianza dell'epoca. Queste pitture, da sole, valgono una visita. Gli interni conservano soffitti e parte degli arredi originali. Notevole anche la cappella, con un magnifico altare gotico a sportelli, e la cosiddetta sala di giustizia, completamente affrescata. Tutte le pareti del maniero sono ricoperte di iscrizioni, graffiti e disegni realizzati dagli ospiti del castello nel corso di quattro secoli. Motti, citazioni, notizie di avvenimenti, frasi amorose o scurrili, costituiscono un insieme curioso e una fonte documentaria di enorme valore storico.


Il castello di Verrès, all'imbocco della Val d'Ayas.Alla sommità del picco roccioso che sovrasta il paese, si erge maestoso il castello di Verrès, perfetto esempio di castello monoblocco. Fatto costruire da Ibleto di Challant intorno al 1390, per la sua mole imponente - un cubo di 30 m di lato - questo castello doveva rispecchiare la potenza e il prestigio del suo costruttore, che nella sua carriera ricoprì incarichi prestigiosi al servizio di tre Conti di Savoia. La struttura è coronata da beccatelli tra i quali si aprono caditoie per la difesa piombante. La merlatura a coda di rondine è coperta da un ampio tetto. Il corpo dell'edificio è strutturato attorno al cortile quadrato, all'interno del quale sale un monumentale scalone ad archi rampanti. La regolarità della pianta, le decorazioni limitate agli elementi in pietra - finestre, portali, camini - sottolineano il carattere militare della piazzaforte (la famiglia possedeva anche il castello di Issogne, dimora ben più confortevole). Nel 1536 Renato di Challant fece adattare il maniero all'impiego di moderne artiglierie, facendo costruire massicci bastioni esterni.
N.B. Non è possibile accedere alle vicinanze del castello col pullman. La salita al maniero richiede circa 20 minuti di cammino dal paese di Verrès, prima lungo un tratto di strada asfaltata, quindi lungo l'antica mulattiera. Più faticoso ma più veloce il percorso lungo la ripida strada pedestre che parte dal borgo. Dal parcheggio per le auto ci vogliono comunque 5-10' a piedi lungo il tratto finale di mulattiera.


Il castello di Saint-Pierre sovrasta la chiesa comunaleIl castello di Saint-Pierre, molto suggestivo per la sua posizione in cima a un'altura, sovrastante la vicina chiesa parrocchiale, ospita il Museo regionale di scienze naturali.
Di proprietà dei signori De Sancto Petro, già citato in un documento del 1191, venne in seguito ceduto ai signori di Quart, quindi al duca di Savoia e alla famiglia Challant. Nel Seicento venne ampliato dalla famiglia Roncas. L'edificio è composto da porzioni costruite in tempi diversi non facilmente riconoscibili. Nel 1873, l'ultimo proprietario, il barone Emanuele Bollati, operò importanti trasformazioni sotto la responsabilità dell'architetto Camillo Boggio. Con un intento romantico-decadente, ispirato ai castelli renani, aggiunse al mastio le quattro torrette angolari che - pur non avendo riscontro nell'architettura medioevale valdostana - attraggono i viaggiatori che transitano lungo la strada statale ai suoi piedi.
ATTENZIONE: castello e museo sono chiusi per restauri e per il riallestimento delle collezioni.


Il castello di Ussel illuminatoIl castello di Ussel (Chatillon), considerato fra i primi esempi di castello monoblocco in Valle d'Aosta, si pone a metà strada fra i castelli più primitivi e la forma rigorosamente geometrica di Verrès. Venne eretto nel 1343 da Ebalo II di Challant, nipote di Ebalo Magno e fratello di Aimone, signore di Fénis. Realizzato in un'unica campagna di lavori, questo castello non subì interventi successivi e conserva pertanto intatte le sue caratteristiche originali. L'armonia della costruzione è dovuta al ricorso sistematico a rettangoli con i lrapporto aureo. Il maniero è costruito in posizione dominante, sopra un'altura rocciosa posta sulla destra orografica della Valle d'Aosta, di fronte a Châtillon e Saint-Vincent. Spettacolare e panoramica la vista che si gode dal cammino di ronda che si snoda dietro le merlature, alla sommità delle mura. E' stato donato alla Valle d'Aosta nel 1984 dal barone Marcel Bich, fondatore della celebre Bic, ed è attualmente sede di esposizioni temporanee. Suggestiva la visione notturnadal fondo valle.

Il castello di Sarre, dimora sabuada in Valle d'AostaIl castello di Sarredi antiche origini, venne scelto dal re Vittorio Emanuele II come "pied à terre" per le sue battute di caccia in Valle d'Aosta. Trasformato dal figlio Umberto I, che fece realizzare il famoso"salone delle corna", fu frequentato con assiduità dai principi Umberto II e dalla consorte Maria José. Rimase residenza dei Savoia fino all'esilio. L'allestimento attuale ne evidenzia sia l'utilizzo legato all'attività venatoria della corte sabauda sia la funzione residenziale. Ai piani superiori alcuni locali conservano gli arredi originali di inizio '900 ed espongono ritratti degli artisti di corte oltre a svariate opere possedute dai Reali d'Italia.

Il castello di Sarriod de La Tour, Saint-Pierre, Valle d'Aosta.Il castello di Sarriod de la Tour a Saint-Pierre è un interessante e complesso  maniero, più volte trasformato e ampliato nel corso dei secoli. Attorno a un antico donjon circondato da una cinta muraria, si sono addossati nel tempo altri edifici e torri a costituire un insieme molto suggestivo. L'itinerario di visita comprende la cappella decorata da affreschi duecenteschi, il viret (scala a chiocciola) del '400 e la famosa "sala delle teste". Quest'ultima è particolarmente interessante per le 171 mensole che sorreggono il soffitto ligneo. Queste mensole, scolpite nel secondo quarto del XV secolo, anticipano i temi e lo stile degli stalli lignei della Cattedrale e di Sant'Orso. Vi sono raffigurate figure fantastiche o grottesche, talune alquanto licenziose, che costituiscono uno splendido esempio dell'iconografia tardo gotica.

Il castello di Cly, Saint-Denis, Valle d'AostaIl castello di Cly, appartenuto a un ramo della famiglia Challant, presenta una tipologia primitiva. L'ampia cinta muraria occupa l'intera sommità di un'altura che domina la valle centrale a monte di Chambave, frequentata già in epoca protostorica. L'imponente donjon (datato 1027 da esami dendrocronologici) è attorniato da una cappella romanica e da alcuni edifici abitativi, stalle e cantine. Nel 1376 passò sotto il controllo diretto dei Savoia che vi costituirono una castellania fino al 1550.  Abbandonato da secoli e ridotto in gran parte a ruderi, è tuttavia molto interessante per osservare l'evoluzione dei castelli e per ricostruire i rapporti col territorio e la comunità.
Di proprietà del comune di Saint-Denis, viene aperto per visite guidate nel solo periodo estivo o su prenotazione.

Il caratteristico castello di AymavillesIl castello di Aymavilles, all'imbocco della Valle di Cogne, è tra i più originali e interessanti della regione. Terminati i restauri esterni e una prima fase di ricerche archeologiche, sono attualmente in corso ulteriori studi e delicati interventi interni.
Il castello, documentato sin dal 1207, era costituito in origine da una torre primitiva a tre piani, circondata da una cinta di mura. All'inizio del XIV secolo Aimone di Challant costruisce una seconda cinta e amplia il donjon. Il figlio Amedeo munisce il castello di quattro torri cilindriche poste agli angoli del torrione, rendendolo una dimora signorile oltre che un edificio difensivo. Nel primo quarto del Settecento il castello raggiunge la forma attuale con l'aggiunta dei loggiati mentre le ristrutturazioni interne continueranno fino al XX secolo.
Fondamentale era l'importanza del parco esterno, con fontane e scalinate, che integravano mirabilmente la scenografia dell'edificio.
Il castello sarà visitabile appena terminati i lavori di restauro, secondo la finalità di restitution del patrimonio culturale, promossa dall'Amministrazione regionale.
IL castello di QuartUn altro maniero molto importante è il castello diQuart a pochi Km da Aosta. La costruzione è frutto di diversi interventi realizzati dai potenti signori di Porta Santi Ursi e, dopo l'estinzione della famiglia, dai castellani dei Savoia. Attorno a un primitivo donjon, nel corso dei secoli sono state aggiunte numerose costruzioni all'interno di un'ampia cinta muraria, fino a costituire un imponente complesso fortificato. Notevole anche la cappella con gli eleganti stucchi realizzati nel 1606 da Giovanni Gabuto. Il castello si inserisce mirabilmente nell'ambiente circostante, a monte del Villair di Quart.
Attualmente non è visitabile all'interno perché si stanno ultimando complessi interventi di restauro.

Sono in corso di restauro e sistemazione anche il primitivo castello di Chatel Argent che sovrasta il borgo di Villeneuve, e il castello Vallaise di Arnad, acquisito nel 2010 dall'Amministrazione regionale.
Portale di ingresso della Tour de l'Archet a MorgexFra i più antichi castelli della regione vi è la cosiddettaTour de l'Archet di Morgex. Il complesso si è organizzato attorno a un imponente primitivo donjon, risalente, secondo la datazione dendrocronologica, al 998. Attorno a questo torrione venne eretta una cinta merlata, progressivamente occupata da varie costruzioni, dando origine a una struttura molto articolata e suggestiva. La costruzione, recentemente restaurata, ospita la Fondazione Centro studi storico-letterari Natalino Sapegno che custodisce la ricca biblioteca del critico Natalino Sapegno e altre importanti collezioni.


I castelli valdostani di Saint Germain e Chenal (Montjovet), di Graines(Brusson, Val d'Ayas), Villa (Challant-Saint-Victor, Val d'Ayas), Chatel Argent(Villeneuve), Montmayeur (Avise), La Mothe (Arvier), Chatelard (La Salle) meritano una visita anche se parte delle antiche strutture sono ormai ridotte a ruderi. Per motivi strategici vennero edificati in luoghi elevati, difficilmente accessibili, per questo motivo risultano essere mete panoramiche e molto suggestive.

I castelli di Nus, Saint-Christophe, Chatillon, Avise, sono residenze private, tuttora abitate.
La Tour de Villa a Gressan, castello ancora abitato dai proprietari, offre due suggestive suite con trattamento B&B.

Il perimetro del castello di Introd sovrastato dall'antico donjonIl castello di Introd, circondato da un parco alberato, occupa la strategica altura fra i torrenti delle valli di Valsavarenche e di Rhêmes. Il complesso è composto da una serie di fabbricati, eretti sul perimetro interno di una muratura poligonale, uniti a formare un'irregolare struttura ad anello. Al centro del cortile interno svetta un antico donjon con un'altana coperta. Due devastanti incendi nel XIX secolo hanno distrutto gran parte delle strutture antiche. Il castello è stato ricostruito - a partire dal 1910 - dall'architetto Chevalley che ne ha fatto una ricca e suggestiva residenza neogotica. Fra gli elementi originali sopravvissuti all'incendio, oltre al torrione centrale, la curiosa e originale "cucina a tutta cappa". Di grande interesse due originali granai in legno, risalenti alla prima metà del XV secolo. Ancora più notevole la vicina cascina quattrocentesca detta la Ola, con elementi architettonici di grande pregio.
Il castello, tuttora abitato, viene aperto parzialmente al pubblico da alcuni anni.
Novità: dall'estate 2012 è aperto al pubblico anche il donjon, lo svettante e panoramico mastio al centro del maniero.

Il castello Vallaise di Arnad si sviluppa su tre piani, fiancheggiati da tue torri quadrangolari. Di origine medievale fu trasformato, attorno al 1660, dal barone Félix-Charles-François. Al suo interno presenta numerose sale con significative decorazioni pittoriche tra cui spiccano numerosi rimandi all’epopea femminile: eroine bibliche e "donne forti" ispirate alla mitologia e alla storia. Molto suggestiva è la sua collocazione, immersa fra le vigne di Arnad.Recentemente acquistato dalla regione Valle d'Aosta, è attualmente in fase di studio e restauro.


La Tour Bramafam e la cinta romana di AostaLe mura romane di Aosta sono scandite da torri, trasformate in età medievale nella residenza dei vari signori locali. Imponenti sono la Tour de la Trinité, appartenuta ai Signori di Porta Sant'Orso (poi signori di Quart), realizzata su una delle torri che fiancheggiavano la Porta Praetoria, e la Torre dei balivi, costruita sulla torre romana all'angolo nord orientale della città.
Molto importante fu il castello di Bramafam, eretto a fianco della porta meridionale di Augusta Praetoria, sede dei visconti della città. Questa famiglia nobile, dopo aver ceduto il titolo vicecomitale, acquisì il nome di Challant da uno dei loro numerosi feudi. Sebbene sia dominato da un'imponente torre cilindrica, rappresenta il primo esempio in Valle d'Aosta di castello monoblocco.
Interessanti sono anche la cilindrica Tourneuve, all'angolo nord occidentale delle mura romane, e la Torre del lebbroso, indissolubilmente legata al racconto del savoiardo Xavier de Maistre, Le lépreux de la ville d'Aoste, realmente ispirato al lebbroso Pietro Bernardo Guasco che vi fu rinchiuso a fine '700.

La torre che conserva maggiormente l'originale aspetto romano è la Tour du Pailleron, di fronte alla stazione ferroviaria.

Il donjon e la cappella romanica del castello di Graines, Brusson, Valle d'AostaI castelli di Graines, in Val d'Ayas, e diSaint-Marcel sono stati recentemente oggetto di indagine e recupero nell'ambito del progetto AVER (Anciennes Vestiges En Ruine).Il castello di Graines conserva un aspetto autenticamente medievale. Collocato su un'altura rocciosa al centro della Val d'Ayas, risulta particolarmente suggestivo per la posizione e il suo carattere primitivo. Altrettanto bella la piccola cappella romanica con campanile a vela.



Il parco del castello Passerin d'Entrèves a Chatillon, storica dimora tuttora abitata, ospita numerose piante monumentali tra cui imponenti faggi pluricentenari.
Altri castelli medioevali, talvolta non meno interessanti ma in attesa di adeguata valorizzazione, si trovano anche ad Avise, Arvier, Morgex, Arnad, Pont-Saint-Martin, Perloz, Etroubles, Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Marcel mentre torri primitive, case forti e torrette di guardia sono disseminate praticamente su tutto il territorio regionale.
Recenti e importanti contributi alla conoscenza dei castelli valdostani sono stati apportati dalle ricerche di Bruno Orlandoni sulla preziosa documentazione relativa ai cantieri medievali.

Castelli del XX secolo


Il castel Savoia di Gressoney. Foto di Sandra Gobbetti.Il Castel Savoia di Gressoney venne realizzato all'inizio del XX secolo secondo il gusto neogotico e neorinascimentale dell'epoca. Terminato nel 1904, fu voluto dalla  Regina Margherita che molto amava questa località, preferendola al castello di Sarre, residenza valdostana dei Reali. La costruzione sorge nella località denominata Belvedere per la splendida vista che offre sulle cime del Monte Rosa. Il castello è caratterizzato da 5 torri cuspidate differenti e si articola su tre piani: al pianterreno troviamo i locali da giorno, al piano nobile gli appartamenti reali e al secondo piano (non visitabile) i vani per i gentiluomini di corte. Tra gli elementi più interessanti segnaliamo l'elegante scalone ligneo, adornato con grifoni e aquile, che conduce agli appartamenti reali. All'esterno, un bel giardino botanico offre la possibilità di ammirare numerose specie di fiori alpini.
Questo castello è stato nel 2012 la location del film "Il peggior Natale della mia vita", del regista Alessandro Genovesi, con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Antonio Catania, Andrea Mingardi, Diego Abatantuono.


Il parco del castello Baron Gamba in autunno, Chatillon, Valle d'AostaIl castello del Baron Gamba a Chatillon, ben visibile dall'autostrada al di sopra di una parete rocciosa, è una costruzione relativamente recente. Commissionato dal barone Maurice Gamba, venne costruito tra il 1901 e il 1903 su progetto dell'ing. Carlo Saroldi. L'edificio è simmetrico, costituito da un'alta torre centrale, arretrata rispetto ai due corpi laterali. Una sala del terzo piano era stata adibita a cappella. La costruzione, realizzata con muratura in pietra rasa a vista, è protetta da un tetto a padiglione. L'edificio era servito da un ascensore, il primo installato in Valle d'Aosta. Il castello è immerso in uno splendido parco (aperto gratuitamente al pubblico) con alberi monumentali, tra cui una sequoia gigante piantata nel 1888 e un raro "cipresso calvo" (Taxodium distichum).
Da ottobre 2012 il castello Gamba è divenuto una sede museale ed ospita laCollezione di arte moderna e contemporanea della Valle d'Aosta.
Il castello gen. Cantore ad Aosta. Foto di Davide Bazzani.Il castello Jocteau, in splendida posizione dominante su Aosta, venne terminato nel 1906 su commissione della baronessa Candida Jocteau Bombrini. Ribattezzato in seguito castello Duca degli Abruzzi, ospita dal 1934, col nome di castello generale Cantore, il comando della Scuola militare alpina, oggi divenuto Centro addestramento alpino. Il massiccio edificio, ritmato da torrioni quadrati e cilindrici, risalta per il suo candore all'interno di un grande parco alberato.

[Link al testo bilingue del racconto di Xavier de Maistre: Le lépreux de la ville d'Aoste]

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